martedì 31 marzo 2020

Novensiles dii

Novensiles dii

Dei romani, su cui già gli antichi Le cui origini erano oscure; v’è chi li ricollega  a novem e chi a novum, perchè sarebbero divinità introdotte in Roma  dalle città vicine, quindi contrapposte  agli dèi indigeti. Fra esse si può ricordare Feronia. 

lunedì 30 marzo 2020

Nettuno

Nettuno

Dio italico dell’acqua identificato dai Romani con Posidone.
La sua festa era celebrata il 23 luglio, durante la stagione della siccità. Aveva una dea paredra: Salàcia o Venilia, dea delle fonti. Nelle figurazioni è rappresentato con gli attributi di Posidone.

domenica 29 marzo 2020

Iuppiter

Iuppiter.
Nome latino di Zeus (Giove). 
Nell’epoca imperiale di Roma, furono chiamate Iuppiter, con un aggettivo distintivo, parecchie divinità straniere, specialmente siriache importate da legionari e  da mercanti mentre avvenivano le  progressive conquiste in Oriente. Iuppiter Heliopolitanus fu chiamato l’Hadad di Eliopoli; Iuppiter Damascemus il  Baal di Damasco; Iuppiter Dolichenus il Baal di Doliche. Questi Iuppiter  erano considerati come Dei del cielo e più specialmente come Dei del sole. Quello Dolichenus ebbe  attributi guerrcschi e godette grande favore nell’esercito e nella flotta.  

sabato 28 marzo 2020

novendiale sacrum

novendiale sacrum.

Due diversi riferimenti.

1. Festa di nove giorni, celebrata a Roma   dallo Stato quando  era annunciato un  prodigio.    

2. Sacrificio privato, che si faceva il nono giorno dalla sepoltura di un defunto; con  esso finiva il periodo di lutto stretto e si  poteva procedere agli atti inerenti all’eredità

venerdì 27 marzo 2020

Nevio - Gnaeus Naevius

Nevio - Gnaeus Naevius.

Poeta romano, fiorì dal 270 a. C. al 200 circa e prese parte alla prima  guerra punica. Compose commedie, tragedie  e un poema epico. Nelle commedie e tragedie, pur avendo presenti i modelli greci,  prese la materia  anche dal mito e dalla  storia di Roma ed è considerato perciò  inventore della fabula  togata, commedia  di soggetto romano  e della fabula praetexta, tragedia di soggetto  romano, in cui i personaggi apparivano vestiti  con l’abito romano. Nel dialogo, con  uno spirito satirico  tutto latino, noti  esitava ad attaccare  i maggiori personaggi di Roma, attirandosi  il loro risentimento. Per aver offeso i Metelli dovette subire  il carcere e in seguito andare in esilio ad Utica, dove morì.  Il Bellum Poenicum,  in versi saturni, è il primo poema èpico  romano ed esalta le grandezze delle origini leggendarie di Roma. Possediamo i titoli e frammenti  di 30 commedie e di 6 tragedie e del  poema solo frammenti.

giovedì 26 marzo 2020

Notita dignitatum

Notita dignitatum.    
Opera che risale al  tardo impero, in  cui si enumerano ordinatamente i funzionari imperiali coi loro titoli e le loro insegne.

mercoledì 25 marzo 2020

nota

nota.
I Romani chiamavano notae i segni scritti convenzionali che formavano una scrittura segreta, che noi diciamo cifrata; oppure i segni abbreviati per rendere la scrittura veloce, cioè quelli che noi diciamo stenografici. La stenografla non era sconosciuta nell’antichità; già presso i Greci si usavano abbreviazioni; tuttavia la stenografia nel senso come l’intendiamo cominciò in  Roma e se ne dà il merito a Tirone, liberto di Cicerone. Notarii erano detti gli stenografi al servizio dell’imperatore e del senato. 

martedì 24 marzo 2020

Manomissione

Manomissione
Era l’atto per cui uno schiavo diventava  libero, in quanto  il padrone rinunciava alla manus su di  lui. 

In Grecia vi erano vari modi di manomissione: forme religiose per cui lo schiavo veniva  consacrato o venduto  simbolicamente alla divinità; oppure l’araldo ne proclamava la liberazione in luogo pubblico; oppure interveniva  il magistrato. 

In  Roma la manomissione avveniva o davanti  al magistrato o iscrivendo la schiavo nelle liste censuali, o dichiarandolo libero nel testamento. Poi si aggiunsero  altre forme; il padrone poteva dichiarare libero  lo schiavo in presenza di amici o durante un banchetto o per  lettera.  
In determinate circostanze lo schiavo poteva  essere dichiarato  libero, senza manomissione, anche contro la volontà del padrone, per esempio quando era  abbandonato infermo.

lunedì 23 marzo 2020

mansiones

mansiones. 
Luoghi di fermata sulle grandi  vie romane, dove il viaggiatore trovava  asilo per la notte, perciò  di solito erano a un giorno di cammino l’una dall’altra

domenica 22 marzo 2020

Vesta

VESTA

La romana Vesta, custode del- la sacra fiamma del focolare, corrisponde appieno alla greca Estia. Non si tratta qui, come in tanti altri casi, di un processo di identificazione, per cui una divinità romana, per determinate analogie, veniva equiparata ad una divinità greca; Vesta ed Estia, invece, sono identiche sin dal principio, sono la stessa dea. L’identità si riscontra persino nei nomi; un po’ meno pacifica è l’interpretazione del nome. Comunemente lo si mette in rapporto con uro, usta = ardere, e a prima vista l’ipotesi è convincente, in quanto sia Vesta che Estia sono dee del fuoco. Ma se si considera che esse sono dee del fuoco soltanto in quanto il fuoco è simbolo ed espressione del focolare, ossia della casa, sembra più accettabile la derivazione dall’etimo indoeuropeo wes = dimora (cfr. il sanscrito vasati = egli abita, o ancora il tedesco Wesen = fattoria). 

L’unica differenza fra la Vesta romana e l’Estia greca non è di ordine mitologico, ma di natura storica: Vesta assurse a ben maggiore importanza diventando la veneratissima dea protettrice dello Stato romano, rango a cui Estia negli staterelli greci non poteva mai aspirare. La figura di Vesta ha particolare risalto, perchè nei tempi antichissimi fu l’unica divinità femminile nella cerchia degli dèi romani. Se ne può dedurre di quanto più austero e virile fosse il carattere dei Romani rispetto a quello più sfaccettato dei Greci. 
La fantasia romana non si abbandonava a speculazioni filosofiche, cosmiche ed erotiche; fede austera, rimaneva attaccata alla zolla, al focolare domestico, alla famiglia religiosa e di sani principi morali. Siccome lo Stato romano di allora si considerava una grande famiglia, fu logico che Vesta divenisse il fulcro della comunità, il focolare dello Stato. Il culto di nessun’altra divinità veniva quindi osservato così scrupolosamente e così a lungo come quello di Vesta; la coscienza religiosa sentiva che essa rappresentava il fondamento etnico che non si doveva assolutamente toccare e manomettere. 

Sicuramente già in tempi antichissimi, sui quali non siamo più documentati, dovevano esistere stretti rapporti fra Vesta e Giano: ambedue le divinità erano intimamente legate alla casa, Giano custode delle porte, Vesta custode del focolare. Nè c’è da meravigliarsi se Vesta, nell’ambito della casa, veniva venerata assieme ai Penati. Così come la madre di famiglia vegliava amorosamente sulla casa e sul focolare, il servizio statale di Vesta e del suo fuoco perenne era affidato a sei sacerdotesse, le Vestali. Dovevano essere fanciulle di rango patrizio, scelte nell’età fra i sei e i dieci anni, venivano consacrate dal Pontefice massimo e dovevano fare voto di castità. Il loro servizio durava trent’anni: dieci spesi nell’apprendistato, dieci nell’esercizio delle funzioni sacerdotali e dieci nell’istruzione delle nuove Vestali. Passati i trent’anni, la Vestale poteva lasciare il tempio e anche maritarsi; ben poche fecero uso di questa facoltà.

Le Vestali vivevano nel cosiddetto Atrium Vestae accanto al tempio rotondo della dea nel Foro Romano, ma avevano libertà d’uscita. In quel tempio, dove ardeva il fuoco perenne, si conservavano anche oggetti sacri e arcani (pignora imperii), conosciuti, oltre che dalle Vestali stesse, soltanto dal loro capo spirituale, il Pontefice massimo. Si supponeva che si trattasse dei Penati e del Palladio, salvati da Enea dall’incendio di Troia e portati nel Lazio. 

Le custodi di questi segreti e del fuoco sacro godevano dei massimi onori e privilegi, ma il loro rigido servizio comportava rinunce e richiedeva la massima attenzione. Guai alla Vestale che sbadatamente avesse lasciato spegnersi il fuoco, presagio funesto per lo Stato! La disgraziata veniva pubblicamente battuta a sangue con le verghe. Quella, poi, che avesse infranto il voto di castità, era condannata senza remissione ad essere sepolta viva. 

Norcia - Nursia

Norcia - Nursia.
Città   sabina sottomessa   dai Romani al principio  dei III sec. a. C.

sabato 21 marzo 2020

Giuliano ultimo degli imperatori pagani

Polynìnia Athanassiadi  
Giuliano 
L’Ultimo degli imperatori pagani 
Ecig, 1994, Genova    

Dalla «strage dei Flavi» (Gibbon), cui scampò per la giovane  età, passando per esili e detenzioni, pericoli e dissimulazioni,  Giuliano arrivò al potere con la rabbia dei suoi veterani  Celti, traditi dalla malafede dell’imperatore Costanzo - e fu  subito Ellenismo. L’”Apostata“, come fu chiamato con cieco  spregio dagli autori cristiani, restaurò l’antico e tollerante  culto politeista: ultimo degli imperatori «pagani», fu anche  l’ultimo a proclamare e difendere dalla tribuna augusta l’autonomia e la coerenza dei valori della civiltà greco-romana.  Polymnia Athanassiadi, in questa «biografia intellettuale»,  ripercorre con sagacia e passione i turbamenti morali e la  ricerca filosofica di una delle figure più controverse della  storia romana e - perché no? - della nostra civiltà. La formazione intellettuale, le crudeltà cui fu esposto, il tentativo,  vano e estremo, di riportare in auge e rinverdire una tradizione che era ancora quella dei più, fanno di Giuliano un  personaggio emblematico, posto al crepuscolo di una civiltà  che vedeva la sua cultura sempre più risucchiata e mistificata  da una religione esogena, ormai pervenuta al cuore del potere: questo libro, importante e dibattuto, ci fa rivivere nel travaglio di un uomo di spicco l’agonia di un mondo assai meno «languido, dissoluto e decadente» di quanto così spesso si  voglia farlo apparire.

venerdì 20 marzo 2020

Fasti

Fasti

Erano detti fasti dai Romani i giorni in cui era lecito trattare gli affari (DIES FASTI): la lista di tali giorni era compilata dai pontefici si chiamò per metonimia Fasti; furono chiamati Fasti anche il calendario e altre liste, come quelle dei consoli, dei sacerdoti in carica, ecc. I Fasti consolari ci furono conservati dalle fonti letterarie e da epigrafiche erano state poste sull'arco di Augusto presso la Regia nel Foro. In tal modo fu trovata anche la lista dei trionfatori, che noi chiamiamo fasti trionfali, ma che in realtà i Romani chiamavano acta o tabula triumphorum.

Un'opera poetica di Ovidio si intitola Fasti ed è il calendario delle feste.

giovedì 19 marzo 2020

Quinquatrie o Quinquatrus

Quinquatrie o Quinquatrus 
Feste in onore di Minerva dal 19 al 23 marzo, Il 19 si celebrava la dedicazione del suo tempio sull‘Aventino; nei giorni seguenti si tenevano gare di poeti e di scrittori, i ludi scenici e gladiatori. In principio di giugno si celebravano le Quinquatrie minori, che erano e feste dei tubicini e dei suonatori in genere. In origine fu detta quinquatrus, perché cadeva il quinto giorno dopo le Idi; Fu poi intesa come festa dei cinque giorni.

domenica 15 marzo 2020

Ludi Saeculares

Ludi Saeculares.

Celebrati per la prima volta, come sembra, nel 349, presso a un altare scavato sulle rive del Tevere, nel luogo detto Terentum, erano de. dicati agli dèi infernali, Dis Pater e Proserpina, per propiziare il rinnovarsi del secolo: vi riconosciamo un’ideologia etrusca che penetra in Roma (dove doveva assumere grande importanza), forse per la mediazione della gens sabina dei Valerii. L’intervallo delle celebrazioni (il saeculum etrusco contava in principio 110 anni) conferiva a questi giuochi una particolare solennità; ma dalla quarta (nel 17 prima della nostra era) in poi per iniziativa di Augusto vi s’introdussero notevoli modificazioni liturgiche.   

A prescindere dal rituale molto particolare dei Ludi Saeculares, ognuno dei sei grandi giuochi comportava un giorno consacrato da una processione (in cui figuravano, con le vittime, gli aurighi e gli atleti, e le immagini o gli attributi degli dèi) e dal sacrificio al dio beneficiano, tra i quali le competizioni assumevano tutto il loro significato. L’attrattiva dello spettacolo e degli esempi etruschi o greci, col pretesto della religione, prolungò oltre misura queste celebrazioni: i Ludi Romani finirono col prendere 16 giorni (4-19 settembre); i Ludi Plebei 14 (4-17 novembre); gli altri da 6 a 8 giorni.

sabato 14 marzo 2020

Matronalia

Matronalia

Festa che si celebra va in Roma alle calende di marzo dalle matrone in onore di Giunone e delle divinità che presiedevano al matrimonio: si dava libertà alle schive e si scambiavano doni in famiglia.

danza – saltatio


danza – saltatio

La danza come divertimento mondano fu sempre guardata con sospetto; in ogni caso non era prevista nell’educazione e gli uomini dovevano astenersene. Non si hanno tracce del mestiere di danzatore o danzatrice, benché gli spettacoli di danza costituissero uno degli elementi della vita lussuosa ed elegante. Si danzava cantando e accompagnandosi con uno strumento musicale. Esistevano poi danze rituali, eseguite nel corso di alcune cerimonie religiose, cui partecipavano i fedeli. Nota la danza dei salii, i quali, durante il mese di marzo, eseguivano una successione di salti e balzi intorno all’altare di Marte, percuotendo uno scudo con un bastone e facendolo risuonare.

obnuntiatio

obnuntiatio

(opposizione moti­vata da cattivi presagi).
Diritto del magistrato di opporsi alla riunione dei comizi, a causa di «segni» sfavorevoli. L’abuso che fu fatto di questo mezzo d’opposizione gli fece ben pre­sto perdere, com’è logico, ogni prestigio religioso.

venerdì 13 marzo 2020

Mauretania

Mauretania

Territorio abitato dai Mauri e corrispondente al Marocco e all'Algeria odier Nel IV e sec. a. C. i Mauri appaiono in buone relazioni coi Cartaginesi ai quali fornivano truppe mercenarie. Durante la guerra Giugurtina il loro re Bocco aiutò i Romani e ingrandì il regno con terre della Numidia. Al tempo delle lotte fra Cesare e Pompeo la Numidia stette per Pompeo e la Mauretania, che allora era divisa in due regni. per Cesare. Ma poi uno dei re prese le parti di Antonio contro Ottaviano, dovette fuggire e il regno tornò ad essere uno solo, dall'Atlantico al fiume Ampsaco, al confine con la Numidia. Il re Bocco II, morendo nel 33 a. C. lasciò il regno ai Romani, che vi fondarono colonie e nominarono re Giuba II. Nel 40 d. C. Caligola fece uccidere il re di Mauretania. provocando una sollevazione: Claudio riuscì a pacificarla e ne fece due province: la Mauretania Cesariense a oriente e la Tingitania a occidente, province che furono sempre agitate da ribellioni dei  capi delle varie tribù.

mercoledì 11 marzo 2020

edicola

edicola

Piccolo santuario,  tempietto, o anche  semplicemente nicchia,  per collocarvi una  statua di divinità,  inserita nella struttura  di un edificio maggiore.  

Nella casa romana esisteva sempre l’edicola  dei Lari; spesso i monumenti  sepolcrali avevano  forma di edicola, per contenere l’immagine  del defunto.

martedì 10 marzo 2020

Manale

Manale

Pietra che aveva la virtù di far piovere. 
Si chiamava così la pietra scanalata che portava acqua alle fontane o il vaso da cui si versava acqua.
Pietre manali venivano fatte rotolare in tempo di siccità per ottenere la pioggia.

Mamuralia - Mamurio Veturio

Mamuralia. 
Festa romana del 14 marzo, in cui si scacciava dalla città di pelli, che era chiamato Mamurio Veturio, nome che si ricollega a Marte.

Mamurio Veturio. 
 Secondo la leggenda. fu l'artefice osco che costruì per ordine del re Numa gli undici scudi, ancilia, in tutto simili a quello che gli dèi avevano fatto cadere dal cielo come pegno di vittoria. La leggenda veniva da una interpretazione delle parole Mamuri Veturi del carmen Saliare.

Alannus

Alannus

Dio locale celtico, con lo stesso significato di Mercurio. 
Nella zona di Mannheim Mercurio era soprannominato Alannus, e a Salisburgo sono state trovate iscrizioni nella forma «sacrum ... Alounis». 

lunedì 9 marzo 2020

edili

edili 
(aediles). 

Magistrati  romani che probabilmente  in origine avevano  la sorveglianza sui   templi, come dice il  loro nome (aedes=tempio);  in età storica due edili  erano eletti dai plebei  nei comizi tributi,   perchè coadiuvassero  i tribuni e fossero   i cassieri e gli archivisti  della plebe; essi ebbero  stretta relazione  con l’aedes Cereris. dove si accentrava il culto dei plebei.  

Nel 367 a. C. furono  istituiti altri due   edili detti curuli,   perchè avevano diritto  alla sedia curule, come i magistrati maggiori;  questi potevano essere  patrizi o plebei.  Aloro si affidò la   sorveglianza sulla vita della città, divisa  per quartieri, sulle  strade e sulle piazze  e sui mercati, quindi  anche sui prezzi e sugli approvvigionamenti.  Fino ad Augusto organizzavano  anche i giuochi pubblici.  Cesare nel 44 a. C.   istituì gli edili cereales  per soprintendere  all’annona.  

domenica 8 marzo 2020

Caco

Caco antico dio romano.  
La tradizione corrente invece lo identifica con il gigante a tre teste figlio di  Vulcano e fratello di Pallante, Encelado, Tizio, Alcioneo, Otefeo e Porfirione. Abitava in una caverna sull’Aventino e terrorizzava gli abitanti con le sue  continue azioni ladresche. Quando  Eracle, di ritorno dalla conquista dei  buoi di Gerione, si riposò sulle rive del  Tevere, Caco lo derubò di quattro vacche e quattro buoi, che trascinò nella  sua spelonca facendoli camminare all’indietro perché le orme non rivelassero il nascondiglio. Ma, attratto dal muggito del bestiame, Eracle scoprì il luogo  e, dopo una violenta lotta, uccise  Caco.

sabato 7 marzo 2020

Alcis

Alcis

Presso la tribù germanica orientale dei Nahanarvali (in Slesia?) era una coppia di fra- telli divini; secondo lo storiografo romano Tacito venivano adorati in una foresta sacra, e non vi erano immagini di essi. Nell’interpretatio romana furono identificati con i gemelli Castore e Polluce. L’etimologia del nome Alcis è incerta; forse è imparentato con la parola alces, tramandata da Cesare, con il significato di «alci»; allora gli Alcis sarebbero una sorta di divinità-alci o di divinità-cervi. 
Un altro tentativo accosta il nome all’antico inglese ealgian («proteggere»), e vede negli Alcis divinità tutelari. 

venerdì 6 marzo 2020

Amata

Amata

Moglie di Latino, terzo re del Lazio; fu ostile ad Enea e favorevole a Turno, cui aveva promesso in moglie, la propria figlia Lavinia. Alcuni autori narrano che essa uccise i suoi due figlioli quando seppe che, d’accordo col padre, avevano stabilito di far sposare Lavinia ad Enea. A. si impiccò prima di conoscere la disfatta e la morte di Turno. 

Dice Virgilio (Eneide, XII, 962-981): 

In questo tempo un infortunio orrendo, 
Timor, confusione c duolo accrebbe
Agli afflitti Latini, e pose in pianto 
Il popol tutto; e fu che la reina, 
Visto da lunge incontro a la cittade 
Venire i Teucri, e già le faci e l’armi 
Volar per entro, e più nulla sentendo
 O vedendo de’ Rutuli o di Turno,
Onde aita o speranza le venisse,
Si credé la meschina che già l’oste 
Fosse sconfitto, e, ‘1 genero caduto, 
Ogni cosa in ruina. E presa e vinta 
Da subito dolore, alto gridando:
E dopo molto affliggersi e dolersi, 
Già furiosa e di morir disposta
Il petto aprissi, e la purpurea vesta 
Si squarciò, si percosse, e dell’infame
Nodo il collo s’avvinse, e strangolossi. 

giovedì 5 marzo 2020

Aio Locuzio

Aio Locuzio.
 
Divinità del pantheon romano, una delle   poche di cui si conosca con   certezza l’origine. Infatti    nell’anno 364 di Roma, una voce   aveva annunciato a un certo   Cedicio, mentre transitava solo   di notte per- la via, la prossima  distruzione della città ad opera  dei Galli. Nessuno prestò fede    all’accaduto, ma quando la profezia si  avverò, e dopo che Camillo ebbe   scacciato gli   invasori, i Romani innalzarono    un tempio a quella ignota « voce   », cui diedero il nome di A.   L., cioè dio della parola. Cicerone  (De divinis) argutamente scrive  che questo dio fece sentire   la sua voce quando nessuno lo    conosceva, ma che dal giorno   in cui ebbe un tempio non parlò   più.  

domenica 1 marzo 2020

Giano

Giano  
Dio romano che non ha corrispondenti nel mondo greco. Giano è il corrispondente maschile di Diana, la Luna, così si suppone che egli in origine  fosse stato considerato una divinità della luce celeste, solare. Come il Sole,  che apre il giorno e lo chiude, così Giano venne rappresentato come il dio  dell’inizio e della fine; tutto ciò che esiste era chiuso e riaperto per opera  di Giano. Per questo fu chiamato anche Patuleius (da “patere”: essere aperto) e Clusius (da “claudere”: chiudere). Era il signore di tutti i passaggi e di  tutte le porte (da “ianua “: porta). Dal momento che ogni passaggio possiede  due aspetti, il davanti e il dietro, Giano fu anche detto Giano Gemino, bifronte.  

Essendo il dio di ogni principio, a lui era dedicato il primo giorno dell’anno  e il primo mese che da lui fu chiamato gennaio. Ogni attività, soprattutto  pubblica, si apriva con un sacrificio o una preghiera a tale dio.  Egli in un primo tempo non aveva bisogno di templi per le sue celebrazioni,  proprio perché erano a lui dedicate tutte le porte e i passaggi delle città. I  templi in suo onore furono eretti dal 260 a. C.. Secondo la tradizione primitiva era nativo del Lazio, dove accolse Saturno, che era stato scacciato dalla  Grecia da Giove. A Roma regnò per qualche tempo e da lui prese il nome  il colle Gianicolo.  Dal matrimonio con Camesena nacque Tiberino, che divenne l’eroe eponimo del fiume Tevere. In una leggenda si narra che, una notte, durante un  attacco dei Sabini capeggiati da Tito Tazio, e proprio quando questi stavano per assalire la cittadella sul Campidoglio, Giano fece zampillare dal suolo una sorgente di acqua solforosa che atterrì i nemici e li mise in fuga. Per  tale miracolo, i Romani stabilirono che in tempo di guerra la porta del suo  tempio dovesse stare sempre aperta affinché il dio in qualsiasi momento  potesse correre in aiuto.  

Fu anche dio delle acque sorgive e, per sottolineare questo, gli antichi gli  attribuirono Giuturna la dea delle sorgenti in moglie, da cui ebbe Fonte.