domenica 31 gennaio 2010

Biblioteca di Augusto convertita nella Chiesa di Santa Maria Antiqua

Biblioteca di Augusto convertita nella Chiesa di Santa Maria Antiqua

Teatro di Nerone, alla luce nuovi ambienti

Teatro di Nerone, alla luce nuovi ambienti
Paolo Barbuto
Il Mattino – Napoli 30/1/2010

L'impianto monumentale recuperato grazie allo speleologo Enzo Albertini

Nella bottega di un falegname l'accesso alla «cavea» augustea. Ecco l' anteprima di un tesoro
Dalle viscere della città è emersa una nuova parte del Teatro Romano dove si esibiva Nerone, in Vicolo 5 Santi all'Anticaglia.

E a portarla alla luce, il lavoro paziente dello speleologo Enzo Albertini, presidente di «Napoli Sotterranea». La porzione ultimamente riscoperta del teatro augusteo (sorto sopra un teatro greco e oggi quasi interamente inglobato negli edifici della zona) fino a sei mesi fa era una falegnameria. Lo speleologo l'ha presa in affitto e vi ha riportato alla luce i nuovi resti del teatro. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci sono parti dell'opera augustea. Presto il nuovo sito, che abbiamo visitato in anteprima, sarà aperto al pubblico.

Vicolo Cinque Santi, cuore del centro storico: bassi, immondizia, degrado. E un sito archeologico riscoperto per caso. E la «summa cavea» del teatro romano che sta tornando a galla, muro dopo muro, dalle viscere di Napoli. Una nuova porzione del tesoro sta per essere restituita alle visite da Enzo Albertini, speleologo e presidente di «Napoli Sotterranea», una delle porte per le cavità del centro storico, che si trova a circa cento metri di distanza. La parte oggi riscoperta del teatro augusteo (sorto sopra un teatro greco e oggi quasi interamente inglobato negli edifici della zona) fino a sei mesi fa era una semplice falegnameria. Archi e opus reticulatum erano coperti da materiali di officina, assi di legno, oggetti da officina. L'insegna della falegnameria, Ruocco, era un punto di riferimento del vicolo da decenni. E il rumore della sega a nastro che tagliava il legno era un sottofondo abituale per la gente del posto. Quando nel 2009 il signor Ruocco ha deciso che era venuto il momento di andare in pensione, senza avere nessuno che rilevasse la sua attività, su quel basso ha messo gli occhi Enzo Albertini. L'ha preso in affitto e, con pazienza, ha riportato alla luce i resti del teatro romano. Ci sono voluti mesi per ripulire quel luogo dove c'era quel che rimaneva di una vita di lavoro: «La parte più delicata si è presentata quando abbiamo dovuto togliere dalle mura romane tutti i chiodi che erano stati piantati per agganciare pezzi di legno e oggetti da lavoro», sorride Albertini mentre apre in esclusiva la porta del nuovo sito archeologico che ancora non è aperto alle visite. Il fitto dl quel locale costa 500 euro al mese, la nuova porzione del teatro verrà inserita nel tour delle visite di «Napoli Sotterranea» che prevede il percorso nelle cavità e anche una prima parte di visita nei resti del teatro che si trovano in vicolo «5 santi». Anche in questo caso al teatro si accede entrando in un «basso», nel quale sono stati lasciati i mobili della famiglia che l'abitava prima dell'avvento delle visite archeologiche. Si sposta il letto matrimoniale che copriva la botola della «cantina» della famiglia. Quella cantina era, in realtà, un accesso diretto ai corridoi che correvano sotto al proscenio, quelli nei quali gli attori si preparavano e dove lavoravano i tecnici per sollevare gli artifici di scena. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci sono i resti di quell'immensa opera augustea: «La soprintendenza ha una pianta precisa del teatro e ne conosce ogni particolare - spiega Albertini - noi cerchiamo di rendere fruibili queste meraviglie, pronti a rispondere alle richieste della Soprintendenza. Lo facciamo senza chiedere fondi, operando esclusivamente da privati, da appassionati». Albertini si perde nei racconti: «Noi pensiamo che qui sia passato Nerone durante la stia esibizione napoletana che culminò con un potente terremoto - dice - ma aspettiamo conferme dagli archeologi». All'interno della nuova porzione di teatro romano appena riportata in vita, è stata fatta anche una nuova scoperta. Nel pavimento correvano dei piccoli canali che erano completamente ostruiti dal materiale di risulta generato dalla sega circolare. Durante la pulizia è venuta fuori la presenza di canali di scolo delle fogne di epoca borbonica, realizzati con riggiole da disegni di colore blu. Quei canali sono stati protetti da grate e sono visibili nell'ex falegnameria dove, attualmente, è in allestimento anche una mostra presepiale.

Villa dei Quintili, gli ultimi tesori

Villa dei Quintili, gli ultimi tesori
Corriere della Sera – Roma 30/1/2010

Due «triclini”,un atrio monumentale, una piazza per gli spettacoli, stanze cosparse dì mosaici e motivi floreali. Nuovi tesori della Villa dei Quintlli, visibili dalla prossima primavera.

Ritornano alla luce le sale da banchetto Due «triclini», sale per banchetto: quella per l'inverno di forma ottagonale, l'altra, rotonda, per la stagione estiva. Un atrio monumentale, strutturato come un'esedra a portico, e una piazza senza colonne, ma con gradini lungo il perimetro, usata per ospitare balletti e spettacoli. E ancora: ambienti secondari; ma non meno pregiati nelle decorazioni, corridoi con motivi floreali simili a quelli di Villa Adriana a Tivoli, stanze con pavimenti a intarsi marmorei a forma di stella, e intonaci blu scuro a incorniciare altri disegni di fiori.
Sono i nuovi tesori, scoperti in due anni di scavi all'interno della Villa dei Quintili, che già dalla prossima primavera saranno visibili al pubblico. L'apertura è prevista fra maggio e giugno. Una ragione in più per visitare il vasto complesso archeologico tra l’Appia Antica e l'Appia Nuova, imperdibile anche per un altro motivo. L'area, infatti, con i suoi gioielli presto fruibili da tutti, aiuta a farsi i un'idea in più sull’epoca dei Quintili, risalendo proprio alla metà del II secolo. Fra marzo e aprile è prevista anche la creazione di un nuovo ingresso dall'Appia Antica, all'altezza della cosiddetta Cisterna Piranesi, monumento che verrà per l’occasione bonificato e attrezzato con una passerella panoramica. Le prossime aperture sono state illustrate ieri durante un sopralluogo da Rita Paris, sovrintendente responsabile dell’Appia Antica. «Ci siamo lanciati in operazioni importanti, prima l’acquisizione di Campo di Bove, poi Torre Nova, ma c'è bisogno di un ulteriore sprint di cui devono tutti essere protagonisti, Regione e Comune inclusi. Il progetto dell'Appia Antica come risorsa culturale per tutti non è ancora decollato». Un esempio pratico: l’Archeobus, «troppo complicato e rigido, non dà la libertà di fruire la via completamente». Per ll 2011, è stata anche annunciata l'apertura di un nuovo centro di accoglienza turistica all'altezza dell'area di Santa Maria Nova, dove dopo l’estate cominceranno i lavori di scavo e di restauro che riguarderanno il casale a torre monumentale e la dependance. Un piccolo impianto termale ha già rivelato splendide decorazioni a mosaico.

mercoledì 27 gennaio 2010

L’allarme di uno studioso: a rischio i mosaici della Villa Romana

L’allarme di uno studioso: a rischio i mosaici della Villa Romana
Gabriele Villa
Gazzetta del Sud, martedì 27 gennaio 2010

I mosaici della Villa Romana di Patti sarebbero a rischio. La causa sarebbe l'infiltrazione di acqua piovana registratasi in questi giorni anche a causa dei problemi, più volte segnalati, della copertura. A denunciarlo è lo studioso pattese Nino Lo lacono. «E’ inconcepibile - ha detto - come un monumento così importante per la Sicilia non venga mantenuto con il rispetto e l'attenzione che richiede. La villa romana di Patti è considerata dagli archeologici mondiali una singolare ed unica costruzione architettonica di quel periodo. Ha mosaici realizzati da artisti locali di una bellezza unica, come rara è l'ampiezza degli spazi a partire dal peristilio. «Tutte queste peculiarità pare non siano sufficienti a scuotere gli organi interessati a porre in essere tutte quelle iniziative utili ad a eliminare gli inconvenienti più volte segnalati. La cosa peggiore è che la tettoia che fa acqua, per dirla tutta, è stata collaudata pochi mesi fa e che, da subito, ha mostrato la sua fragilità e l'inidoneità alle sollecitazioni eoliche. Resta il fatto grave che nell'apparente disinteresse di chi dovrebbe salvaguardare i monumenti, i mosaici continuano a subire danni e la villa in generale appare abbandonata alle aggressioni costanti degli agenti atmosferici e delle acque che ruscellano nei terreni circostanti senza alcuna regimentazione». Lo lacono, quindi, auspica che gli organi chiamati alla tutela ed alla gestione dei beni culturali ed in particolare dei siti archeologici, adottino immediatamente tutte quelle iniziative atte non solo a riparare la tettoia ma a prevenire il ripetersi degli inconvenienti. «La continua asportazione di pannelli ha concluso richiede una revisione dell'intera copertura».

lunedì 25 gennaio 2010

Esempi di bordi del pavimento mosaico della villa di Bignor


Esempi di bordi del pavimento mosaico della villa di Bignor

Esempi di ornamento di un pavimento mosaico della villa di Bignor

Esempi di ornamento di un pavimento mosaico della villa di Bignor

Il Colosseo


Il Colosseo

Secrets of Roman aqueduct lie in chapel, say UK film-makers

Secrets of Roman aqueduct lie in chapel, say UK film-makers
John Hooper
The Guardian 24/01/2010

For almost four centuries scholars have sought the headwaters of the Aqua ­Traiana, a stone channel which carried spring water down to Rome from near Lake Bracciano. Now, two British film-makers say they have beaten the archaeologists in discovering the source of the water feeding the ancient city's greatest aqueducts.

While researching films on Roman aqueducts, Mike and Ted O'Neill got access last year to a series of reservoirs and tunnels below a long-abandoned medieval chapel near the town of Bracciano.

Local people believed the complex was created in late Renaissance times. But Ted O'Neill, 37, who has made a study of ancient hydraulic ­engineering, said he was struck by the criss-cross patterned wall facing of the tunnels. "It is known as opus reticulatum. And opus reticulatum says 'I am [ancient] Roman'," he said.

The London-born brothers took Italy's leading authority on classical aqueducts to the site. Prof Lorenzo Quilici, of Bologna University, said yesterday: "It is a truly exceptional discovery. There is no doubt that the construction techniques used are ancient Roman."

Quilici said the abandoned chapel, known as the Madonna of the Flower, was originally a nymphaeum, a place dedicated to the water spirits of classical mythology. "On either side it widens into two basins that are roofed with quite extraordinary vaults, still decorated with Egyptian blue [calcium copper silicate] paint," said Quilici.

Prof Allan Ceen, of Pennsylvania State University, said of the site: "It is so richly decorated the emperor almost certainly came here for the inauguration of the aqueduct." That was in AD 109, under the emperor Trajan, 19 centuries before its rediscovery. To celebrate the event a fountain was built on Janiculum hill where the aqueduct entered the city. A coin was minted showing a god atop tumbling water, reclining under a broad arch. It had been assumed the arch belonged to the fountain. But the O'Neill brothers believe the coin depicts the nymphaeum, a theory Quilici thinks should be taken seriously.

Not the least important aspect of the complex is that the water, which came from an aquifer, seeped into the reservoirs on either side of the nymphaeum through bricks laid with gaps between them. "It was a filter," said Quilici.

The original Aqua Traiana, one of Rome's 11 great aqueducts, snaked around Lake Bracciano collecting water from other springs before heading south. At the entry point to the ancient city the aqueduct fell steeply down Janiculum hill, the water powering a chain of flour mills.

The aqueduct continued to be used into the 20th century. But under Pope Paul V (1605-21), the headwaters were dispensed with and the water supply came from Lake Bracciano instead.

The water from the aquifer under the Madonna of the Flower chapel was diverted to Bracciano, and today still supplies the town. The complex is now part of a pig farm whose owners use the old nymphaeum as a rubbish tip. Tree roots are pushing through the Egyptian blue decoration. "The chapel and aqueduct are in danger of crumbling. They desperately need to be restored," said Ted O'Neill.

Vespasiano. Scoperta la villa dove nacque

Vespasiano. Scoperta la villa dove nacque
Alessandra Lancia
Il Messaggero 25/01/2010

CITTAREALE (Rieti) - La villa di Falacrinae per nascere, quando l'autunno sconsigliava alla madre incinta il rientro a Rieti, la villa di Cotilia per morire, di banale congestione. Corre sulla consolare Salaria la parabola umana di Tito Flavio Vespasiano, il provinciale che con le virt sabine della sobrietà e del pragmatismo non disgiunte da una certa ironia fu lui a mettere la tassa sugli orinatoi pubblici, e al figlio Tito che se ne schifò disse pecunia non olet - rilanci l'impero e con il Colosseo e il Tempio della Pace lasciò un segno indelebile nella Roma imperiale. Della villa di Cutilia, anzi di Aquae Cutilie come la località era nota durante l'Impero per la presenza di sorgenti sulfuree e minerali dalla proprietà curative, si sapeva quasi tutto, se ancora oggi non c'è reatino-medio che non sappia dove sta la villa di Vespasiano. Della villa di Falacrinae no, anche perché il primo problema era quello di individuare con esattezza dove fosse con esattezza quel vicus Falacrinae ad ottanta miglia da Roma dove il 17 novembre del 9 d.C. nacque quello che sarebbe poi diventato l'Imperatore Vespasiano. «Al 98% la villa in cui è nato Vespasiano è quella che abbiamo rinvenuto durante la campagna di scavi di questa estate nella zona del cimitero di Cittareale, in località San Lorenzo», dice il professor Filippo Coarelli, l'archeologo italiano che ha curato tutte le mostre in corso a Roma, Rieti e Cittareale sul Divus Vespàsianus nel bimillenario della nascita. «Ce lo fa pensare la ricchezza degli anodi che abbiamo rinvenuto, in particolare dei pavimenti, ornati con marmi prcivenienti da tutto il Mediterraneo che non possono essere arrivati quass per caso. E ce lo suggerisce la logica: la famiglia di Vespasiano aveva molte ville, e quella di Falacrinae, sicurameiste la pi lontana da Roma, era utilizzata nel periodo estivo perché più fresca. E' plausibile che quassù abbia trascorso l'estate della gravidanza la madre Polla e che poi, con l'approssimarsi dell'autunno, piuttosto che affrontare il viaggio di ritomo a Rieti, sia rimasta qui per partorire». Dunque, se c'è un aspetto su cui il professor Coarelli insiste non è tanto sul fatto che la villa riaffiorata a Cittareale sia quella di Vespasiano «Questo mi sembra estremamente probabile» , ma semmai che fosse solo una delle tante ville possedute dai Flavi, quella della zona di origine della famiglia.. Una zona le cui pietre hanno finalmente preso a parlare dal 2004, da quando cioè dalla cantina di un contadino del paese non è saltata fuori quella che oggi è nota tra gli studiosi come la pietra di Cittareale, un piccolo blocco leggermente svasato su due facciate del quale si legge un'iscrizione in versi che onorano un personaggio locale che ebbe un ruolo nelle guerre sociali vinte dai Romani sugli itàlici e il cui episodio scaten ante siamo nel 90 a. c. fu l'assedio di Ascoli. Il luogo di ritrovamento della pietra richiama l'attenzione del professor Coarelli su Pallottini, località a due chilometri dalla modema Cittareale. Qui, nel luglio 2005, durante una prima campagna di scavo condotta dalla British School at Rome e dall'Università di Perugia, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, vengono alla luce le sepolture di una necropoli tardo antica. Sempre a Pallottini e sempre nel 2005 vengono alla luce i resti di un edificio ampio circa 750 mq che doveva avere un uso pubblico, benché esterno al vero e proprio Vicus Falacrinae rinvenuto invece mezzo miglio più lontano, in località Vezzano. Ma è nell'estate 2007 e 2008 che si comincia a lavorare sulla villa di San Lorenzo, con diversi saggi di scavi tutt'intorno all'attuale cimitero di Cittareale. Una grande villa a 820 metri di altitudine, affacciata sulla vallata circostante e proprio sul percorso della via Salaria, il cui utilizzo abbraccia più secoli, dal primo avanti Cristo al quarto sec. dopo, per poi essere completamente abbandonata a causa di un evento distmttivo presumibilmente tra la fine del quarto e gli inizi del quinto secolo. C'è ancora molto da indagare e da capire, ma c'è già programmata una campagna di scavi per la prossima estate. «Adesso abbiamo ricoperto tutto sotto un buon metro di terra: questo dovrebbe tenere lontani i malintenzionati anche se qualche marino del pavimento ha già preso il volo prima che la vigilanza fosse più serrata». Non è l'unico impegno che attende il professor Coarelli, impegnatissimo sul fronte romano dei convegni e delle mostre sui Flavi e l'Impero. Altre manifestazioni sono in programma, da qui a tutto il 20l0 ancora a Rieti e nella piccola Cittareale. Che per essere così remota non vuole per essere l'ultima nel ricordare il suo imperatore: ricoperti gli scavi restano invece ordinati e ben in mostra i tanti, preziosi reperti riaffiorati in questi ultimi cin que anni nel bel museo civico che il Comune e la Provincia hanno aperto nel luglio scorso nella settecentesca casa parrocchiale. Sono una bella scoperta anche i 1611 biglietti di ingresso staccati fin qui. Non meno utile la mostra sui flavi allestita nella vicina chiesa-auditorium, pure quella fresca di restauro. Per guida non c'è che da chiamare in Municipio: arriva personalmente il sindaco, Pierluigi Feliciangeli, preparatissimo e davvero motivato. Una vera fortuna per Cittareale, tomata a rinascere sulla scia del suo imperatore.

domenica 24 gennaio 2010

Arco e acquedotto romano di Susa

Arco e acquedotto romano di Susa

Arco romano di Susa

Arco romano di Susa

Imperatore Adriano

Imperatore Adriano

Caligola

Caligola

Romolo e Remo

Romolo e Remo

Battaglia dei romani contro i barbari


Battaglia dei romani contro i barbari

Bassorilievo trionfale

Bassorilievo trionfale

Carri romani


Carri romani

Cippo di un marinaio romano

Cippo di un marinaio romano

Caput Aquae, “riaffiora” dopo secoli la sorgente dell’acquedotto di Traiano

Caput Aquae, “riaffiora” dopo secoli la sorgente dell’acquedotto di Traiano
Il Messaggero 24/1/2010

Due documentaristi inglesi si sono imbattuti nei resti di un ninfeo con spettacolari volte blu tra Manziana e Bracciano

Rimasto sconosciuto fino ai nostri giorni, è stato incredibilmente ritrovato nella provincia di Roma, in una zona sul Fosso della Fiora al confine tra il comune di Manziana e di Bracciano, il Caput Aquae dell’acquedotto di Traiano, ovvero la prima sorgente del percorso attorno al lago di Bracciano dell’acquedotto inaugurato nel 109 d.C. per servire la zona urbana di Trastevere.
A fare la scoperta, due documentaristi inglesi, Michael e Ted O’Neill, impegnati in una ricerca sugli acquedotti romani, che si sono imbattuti nei resti di un ninfeo con straordinarie volte colorate in blu egizio. E l’importanza del ritrovamento è confermata dall’archeologo Lorenzo Quilici, professore di topografia antica all’università di Bologna, che definisce il ninfeo «stupefacente».
Coperto da una grotta artificiale che accoglieva una cappella della Madonna, risistemata agli inizi del Settecento dai principi Odescalchi - anticipa Quilici che il 28 gennaio illustrerà la scoperta insieme con Michael e Ted O’Neill in una conferenza stampa a Roma - è venuto fuori un monumento «che si è rivelato un ninfeo, costruito all’origine delle prime sorgenti dell’acquedotto», un monumento straordinario, dice il professore, «che possiamo paragonare al Canopo di Villa Adriana o al Ninfeo di Egeria nel Triopo di Erode Attico sull’Appia Antica. Si tratta, racconta Quilici, «di una cappella centrale dedicata al dio della sorgente o alle ninfe, che si approfondisce ai lati in due bacini coperti da straordinarie volte ancora colorate in blu egizio che, alla base, con un ardito sistema di blocchi messi a filtro, accoglievano l’acqua in due laghetti, dai quali partiva il canale dell’acquedotto». Le strutture, alte fino a 8-9 metri, sono realizzate, spiega il professore, «in opera laterizia e in opera reticolata assai raffinata e gli ambienti, con le volte a botte e a crociera, i pozzi, i cunicoli di captazione che vi si convergono, il canale che principia l’acquedotto sotterraneo sono oggi tutti percorribili perché privati dell’acqua».
Entrarvi al momento è un’avventura, raccontano Michael e Ted O’Neill, padre e figlio, documentaristi per la Meon Htdtv Productions Ltd, perché il luogo, che si trova all’interno di una piccola proprietà dove si allevano maiali, è incolto e soprattutto coperto da un gigantesco albero di fico che con le sue radici scende fino al più profondo del ninfeo, minandone tra l’altro la struttura. Fatica ricompensata però, secondo Quilici, «dall’emozione di accedere a un monumento rimasto segreto per secoli e straordinario nella sua architettura». L’acquedotto di Traiano è stato il penultimo in ordine di tempo degli undici grandi acquedotti che rifornivano Roma antica. Inaugurato nel 109 d.C, è rimasto praticamente sempre in funzione. All’inizio del Seicento Paolo V lo fece restaurare. L’acquedotto papale prendeva però l’acqua dal lago di Bracciano, come fa ancora all’incirca il condotto attuale, mentre l’acquedotto romano captava lungo il suo percorso le acque delle sorgenti che alimentavano il bacino. Per celebrare la sua opera, Traiano fece coniare anche delle monete sulle quali è raffigurata l’immagine semisdraiata di un dio fluviale sotto un grande arco affiancato da colonne. Per secoli si è creduto che l’immagine rimandasse alla mostra d’acqua che l’imperatore avrebbe costruito sul Gianicolo, anticipando di 1500 anni il fontanone di Paolo V. Ma forse - è l’ipotesi suggestiva degli O’Neill - quello raffigurato sulla moneta è proprio il ninfeo grotta di Bracciano, che ora, è la speranza di Ted e Michael che per questo si sono rivolti alla soprintendenza, dovrebbe essere studiato e restaurato.

Terme imperiali nello scavo: stop al raddoppio del ponte ferroviario

Terme imperiali nello scavo: stop al raddoppio del ponte ferroviario
Luca Brugnara
Il Messaggero 24/1/2010

Frammenti di storia romana che riemergono dopo quasi duemila anni e la fine dei lavori di un’opera importante per la viabilità capitolina rischia di slittare di un anno. Sono infatti momentaneamente sospese le operazioni per il nuovo cavalcavia ferroviario su via Portuense: durante gli scavi, è venuta alla luce una vasta area archeologica. Da Rete ferroviaria italiana assicurano che l’opera, anche se con inevitabile ritardo, sarà portata a termine. «Si tratta di mosaici e frammenti di Terme di epoca imperiale - spiega l’archeologa Laura Cianfriglia, responsabile di zona della Sovrintendenza archeologica di Roma - Al momento è necessario approfondire gli studi prima di prendere ogni decisione». I reperti dovrebbero risalire alla fine del I secolo d.C.
I lavori, partiti ad agosto 2008 e con la fine prevista dopo due anni, procedevano nel rispetto dei tempi. Il vecchio ponte ferroviario, che supera la Portuense all’altezza di via Quirino Majorana verrà raddoppiato, arrivando a 14 metri di carreggiata, con doppia corsia per senso di marcia e marciapiedi: sarà eliminata la strozzatura della strada che produce quotidianamente forti rallentamenti. «L’opera è in fase avanzata e verrà sicuramente realizzata - garantisce Silvio Gizzi, direttore territoriale produzione per Roma di Rfi-Ferrovie dello Stato - Aspettiamo indicazioni dalla Sovrintendenza, anche se sarà difficile proseguire il cantiere per l’ultima spalla del cavalcavia, in quel punto, nei tempi previsti, vale a dire dal 15 marzo. L’area archeologica è ampia e stiamo operando in accordo con gli esperti. A poca distanza, è prevista la nuova stazione “Portuense” e il cavalcavia è funzionale proprio a quest’ultima».
I tempi rischiano di slittare di un paio di mesi o addirittura di un anno. «Nella parte conclusiva dei lavori - aggiunge Gizzi - ci sarà la chiusura temporanea della Portuense, programmata per agosto. Sarebbe difficile adottare lo stesso provvedimento in un altro periodo dell’anno. Una volta risolto il tema archeologico, valuteremo la situazione: se sarà possibile terminare il tutto per settembre o ottobre 2010 oppure sarà necessario rinviare all’estate 2011 la chiusura della Portuense, con la conclusione dei lavori fissata per agosto 2011». L’opera, realizzata da Rfi, ha un costo di 5 milioni e mezzo di euro, di cui 2.8 finanziati dal Comune e 2.7 da Rfi. L’area archeologica è adiacente a quella di via Belluzzo, sede del drugstore poi chiuso: qui, furono ritrovati cinque edifici funerari risalenti alla fine del I secolo d.C. e utilizzati fino al IV secolo. «Se possibile - ricorda Gizzi - i reperti saranno rimossi e trasportati in un’altra area: per tale decisione, la Sovrintendenza deve ricevere il nulla osta dal ministero». Il XV municipio segue l’evolversi della vicenda. «Siamo disponibili - conclude il suo presidente, Gianni Paris - ad ospitare i reperti nel nuovo museo Arvalia».

giovedì 21 gennaio 2010

sezione del ponte costruito da Cesare sul Reno

sezione del ponte costruito da Cesare sul Reno

Portatore insegna di una Coorte

Portatore insegna di una Coorte

Mappa della Battaglia di Canne

Mappa della Battaglia di Canne

Gladiatori da un disegno pompeiano

Gladiatori da un disegno pompeiano

Gladiatori - Combattimento di Secutos e Retiarius

Gladiatori - Combattimemto di Secutos e Retiarius

Giulio Cesare in un cammeo

Giulio Cesare in un cammeo

Giulio Cesare come Pontefice Massimo


Giulio Cesare come Pontefice Massimo

Ficus Ruminalis con Picus e Parra - Urbs Roma - Lupa

Ficus Ruminalis con Picus e Parra - Urbs Roma - Lupa

Il consulo dei senato romano sui Baccanali

Il consulo dei senato romano sui Baccanali

Ricostruzione della Colonna Rostrata

Ricostruzione della Colonna Rostrata

Sacrarium in una casa di Pompei

Sacrarium in una casa di Pompei

Rovine del Foro

Rovine del Foro

Romano in toga


Romano in toga

Suovetaurilia

Suovetaurilia

un Camillus o Attendente al sacrificio

un Camillus o Attendente al sacrificio

Il Tempio ove Cesare svolge la funzione sacerdotale


Il Tempio ove Cesare svolge la funzione sacerdotale

Tempio a Nimes

Tempio a Nimes

sabato 16 gennaio 2010

i re di Roma

i re di Roma, non vi è raffigurato Romolo

Acqua Crabra

Acqua Crabra

Interno del Tempio della Fortuna

Interno del Tempio della Fortuna

Ricostruzione di una veduta di Roma Antica

Ricostruzione di una veduta di Roma Antica

Veduta del Foro Romano

Veduta del Foro Romano

Tempio di Romolo


Tempio di Romolo

Romolo e Remo


Romolo e Remo

venerdì 15 gennaio 2010

Recuperata statua imperatore romano: era in un cortile a Napoli

Recuperata statua imperatore romano: era in un cortile a Napoli
Mercoledi 13 Gennaio 2010

Recuperata statua imperatore romano: era in un cortile a Napoli

NAPOLI - Tra il via vai dei condomini, i carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Napoli hanno trovato e posto sotto sequestro una statua romana, guidicata dagli esperti di inestimabile valore, che era dagli anni ´30 nel cortile interno di un palazzo del quartiere Fuorigrotta. La statua in marmo bianco priva di testa, ritrae un imperatore di epoca antonina.
Il ritrovamento e´ il frutto di una serie di indagini, coordinate dalla procura della Repubblica di Napoli, sugli scavi clandestini e la relativa ricettazione di reperti archeologici.
Per trovare la statua, i carabineri hanno affrontato una vera e propria corsa contro il tempo perché l´imperatore era cercato anche dalla delinquenza locale. La statua, con ogni probabilità, venne rinvenuta durante i lavori di costruzione del fabbricato che risale agli anni ´30. Secondo gli esperti dei militari, l´opera ha un rilevante interesse archeologico: si tratta infatti di una scultura di notevole e pregiata fattura, che faceva probabilmente parte di un monumento dedicato a un imperatore di età antonina, eretto lungo la via per Pozzuoli, subito dopo l´uscita della crypta neapolitana. Sculture simili sono esposte nei più importanti musei archeologici del territorio. All´operazione di recupero hanno collaborato anche i funzionari archeologi della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei che hanno provveduto a prelevare e a trasportare la stutua nel laboratorio di conservazione e restauro del museo archeologico nazionale di Napoli.
http://www.metropolisweb.it/legginews.asp?Idarticolo=24627&titolo=Recuperata%20statua%20imperatore%20romano:%20era%20in%20un%20cortile%20a%20Napoli

mercoledì 13 gennaio 2010

Il Foro

Il Foro

lunedì 11 gennaio 2010

Arco di Trionfo di Settimo Severo


Arco di Trionfo di Settimo Severo

domenica 10 gennaio 2010

Frammento della Cista Praenestina

Frammento della Cista Praenestina

Arco di Janus Quadrifonte nel Forum Boarium


Arco di Janus Quadrifonte nel Forum Boarium

Disegno Cloaca Maxima

Disegno Cloaca Maxima

Sezione acquedotto Aqua Marcia - Tepula - Julia vicino Porta San Lorenzo

Sezione acquedotto Aqua Marcia - Tepula - Julia vicino Porta San Lorenzo

Veduta sezione del Pantheon


Veduta sezione del Pantheon

Pianta delle Terme di Caracalla

Pianta delle Terme di Caracalla

Ricostruzione sala delle Terme di Caracalla


Ricostruzione sala delle Terme di Caracalla

Pianta Anfiteatro Flavio


Pianta Anfiteatro Flavio

Sezione dell'Auditorium dell'Anfiteatro Flavio

Sezione dell'Auditorium dell'Anfiteatro Flavio

Corte del Palazzo di Diocleziano a Spalato

Corte del Palazzo di Diocleziano a Spalato

I segreti di Roma antica? Li raccontano i fumetti

I segreti di Roma antica? Li raccontano i fumetti
SERGIO FRAU
GIOVEDÌ, 07 GENNAIO 2010 LA REPUBBLICA - Roma

Le strip archeologiche del Gatto Cicerone

La collana diretta da Stella Equini Schneider docente di Archeologia alla Sapienza
Un album di 90 pagine con tavole trasparenti per vedere come erano i monumenti

Roma, un kolossal a fumetti C´è il Foro in technicolor che - come allora - brulica di vita, di avvocati e testimoni fasulli da affittare. E si vede il Circo Massimo dei primati. E il Campidoglio, testa e cuore di Roma. Del Colosseo dei gladiatori e delle stragi si mostra la mappa, se ne danno nel dettaglio le misure, si raccontano com´erano organizzati i suoi 70 mila posti, e si racconta della flotta dei marinai che - stendendo ad arte il suo sterminato apparato di vele - proteggeva tutti dal solleone. Fumettando fumettando, s´incontrano - in un flash back - anche Romolo & Remo. E Cesare con i suoi assassini, e gli imperatori, e le Vestali con tutti i loro sacrosanti obblighi e, pure, la Suburra malandrina dei miserabili.
Tranquilli, però, è un viaggio leggero, questo: tutto a fumetti. Ed eccolo, subito, il protagonista: «Quanno c´è bisogno de da´ ‘na zampa, Cicerone nun se tira mai indietro: ve farò io da guida e cercherò de parla´ - . ehm...- parlare bene». Così si presenta, già nella prima pagina, il Gatto Cicerone, un sorianone, "romano de Roma", che la sa lunga, parla al lettore con un romanesco all´amatriciana e che, a prima vista, ricorda un po´ il Gambadilegno di Disney. A lui è affidato un gran bel compito, serissimo: far da guida - da "cicerone", appunto - all´archeologia e alla vita quotidiana della Città Eterna. «Roma Antica a fumetti» si chiama quest´album di 90 pagine che più fumettate e colorate non si può. E la prima pubblicazione che osa raccontare Roma così: scherzando e ridendo ce la mette tutta per affascinare soprattutto i ragazzi dagli otto ai 14 anni.
E ci riesce, catturando però anche chi i 14 anni non li ha più. E a pagina 9 la prima delle sorprese che fanno unica questa pubblicazione: è la tavola trasparente che, sovrapponendosi al Colosseo com´è oggi, te lo mostra com´era allora, quando tutta la città ci passava intere giornate, ubriacandosi di sangue. Di tavole così ce ne sono assai: un altro foglio di pvc, sovrapponendosi, completa i ruderi del Foro, un altro ancora affolla le Terme di Caracalla dei suoi decori e dei suoi bagnanti.
Sempre con integrazioni d´epoca ben disegnate in translucido colorato - che si sovrappongono a foto di oggi - anche il Pantheon riacquista tutti i suoi fregi e le sue sculture, e i Mercati Traianei le sue botteghe.
Effetti speciali - semplici e geniali - che restituiscono fasto e vita alle nostre antiche pietre. L´editore è infatti la Vision, casa editrice romana creata da Arrigo Equini, architetto e, soprattutto, scenografo di successo il quale - giusto mezzo secolo fa: nel 1959, ai tempi della Hollywood sul Tevere e dei kolossal in costume - a forza di preparare ambientazioni d´epoca, presentar bozzetti, maquettes e story board per i film peplum che man mano gli erano affidati, si fece venir l´idea - e, nel 1973, brevettò - questo metodo di integrare con disegni ben fatti e scientificamente corretti, le mille rovine eccellenti del nostro grande passato archeologico.
All´inizio vennero usati i disegnatori di Cinecittà sotto la supervisione di veri antichisti. Fu subito un successo. Rivedere vive, vere e fastose Roma, Pompei, Ostia. Da allora - e sempre con quella stessa formula magica di Equini (ruderi sotto, e pvc sovrapponibile a integrare quel che i secoli hanno portato via) - i titoli della Vision son diventati 40 con tre milioni di copie vendute.
Proprio tavole realizzate con questa tecnica - che funziona a meraviglia ancora oggi che, ormai, fa da preistoria a tutto il virtuale arrivato in seguito - ritmano la «Roma Antica a fumetti», firmata da Federico Schneider, nipote di Equini e autore dei testi con Maurilio Tavormina, il fumettaro che li ha resi un racconto allegro.
E il loro Gatto Cicerone che man mano si prende la briga di spiegarci gli Antichi Romani che man mano s´incontrano leggendo. Uno dei primi è il «lanista», superboss di ogni gioco circense. Ed è sempre il Gattone a raccontarci che «in tutto l´impero romano ce stavano più di 100 scuole gladiatorie ed ognuna c´aveva er suo "lanista" che amministrava, faceva allena´ i gladiatori e se occupava degli ingaggi». Poi il Supergatto si atteggia addirittura a far l´uomo di Vitruvio: s´incastra in un tondo, ma soltanto per spiegar meglio i segreti costruttive delle cupole romane più famose.
Che il Gatto Cicerone la sappia così lunga e così bene è mistero spiegato in nota e in bibliografia: la collana è infatti diretta da Stella Equini Schneider, figlia dell´inventore di questo procedimento di sovrapposizione e docente di Archeologia delle Province Romane a La Sapienza. E in bibliografia al libro, infine, compaiono i più bei nomi dell´antichistica romana: da Coarelli a Staccioli, da Carcopino a Meyer.

Vaso romano dalla Gran Bretagna

Vaso romano dalla Gran Bretagna