domenica 6 dicembre 2020

Giulio Cesare Ottaviano Augusto


Giulio Cesare Ottaviano Augusto

Ottaviano, nato nel 63 a.C., era nipote di Cesare. Questi lo adottò, facendone il suo erede. Quando Cesare fu ucciso nel 44, il giovane Ottaviano seppe inserirsi molto abilmente nella lotta per il potere. Dopo avere eliminato Antonio, egli rimase il padrone indiscusso di Roma. Al suo genio politico si devono quelle riforme che gli permisero di governare Roma fino alla morte e che segnarono la nascita del principato. Due sono i momenti in cui Ottaviano mise a punto il nuovo assetto istituzionale: nel 27, dopo avere rinunciato ai poteri straordinari detenuti fino ad allora, ebbe il comando sulle province non pacificate (dove erano stanziati gli eserciti), mentre le altre province, secondo la consuetudine repubblicana, furono riservate al senato, e il titolo onorifico di Augusto; nel 23 ebbe il comando proconsolare su tutte le province (cioè il controllo sulle province e sugli eserciti), anche su quelle riservate al senato, i pieni poteri dei tribuni della plebe, che gli permettevano di controllare la vita politica (convocare le assemblee, proporre leggi, esercitare il diritto di veto). Augusto governò Roma fino al 14 d.C., un lungo periodo di tempo in cui tentò una restaurazione della religione e dei costumi tradizionali e realizzò grandi opere pubbliche. Secondo Svetonio Augusto soleva dire di avere trovato Roma di mattoni e di averla lasciata di marmo. Egli, inoltre, legò al suo programma politico molti letterati e poeti, promuovendone l'attività, tra cui, per citare solo i più noti, Virgilio e Orazio.

domenica 1 novembre 2020

Marco Ulpio Traiano


Marco Ulpio Traiano

Traiano, nato a Italica nella Spagna Betica nel 53 d.C., iniziò la carriera ricoprendo brillantemente molti comandi militari. Nel 97 fu in Germania come legato, rafforzando i confini e assicurando quasi un secolo di tranquillità a questo delicato settore. Adottato da Nerva, divenne imperatore nel 98. In contrapposizione al dispotismo di Domiziano rispettò l'autorità del senato, facendo della giustizia il suo ideale di governo. Ottimo generale, compì varie campagne di conquista che portarono il territorio romano alla sua massima estensione (conquista di Dacia, la cui campagna militare è illustrata dai rilievi della colonna traiana, dell'Arabia Petrea, di Armenia, alta Mesopotamia e Assiria, strappate ai Parti). Sotto il suo regno in tutto l'impero si ebbe una notevole attività edilizia, grandiosa a Roma dove furono realizzati i mercati traianei, il foro, la basilica Ulpia. Traiano morì nel 117, dopo avere adottato come successore Adriano.

domenica 4 ottobre 2020

Flavio Valerio Costantino


Flavio Valerio Costantino

Costantino, nato in Illiria, tra il 280-285 d.C., era figlio del tetrarca Costanzo Cloro e di Elena (la futura S. Elena). Quando nel 306 l'Augusto Cloro morì, le truppe, invece di rispettare la successione tetrarchica, acclamarono Costantino imperatore; anche Massenzio, figlio dell'uscente Augusto Massimiano, fu acclamato imperatore, mentre Massimiano stesso si proclamò di nuovo Augusto. Ne derivò, negli anni a seguire, una complessa lotta per il potere, che sanzionò il fallimento della tetrarchia di Diocleziano. Costantino si impose successivamente sui suoi antagonisti; tappe importanti di questa ascesa furono la vittoria a ponte Milvio su Massenzio (312); l'incontro a Milano con Licinio, quando fu emanato l'editto di tolleranza religiosa che diede a Costantino l'appoggio della chiesa cristiana, di cui aveva capito l'enorme potenzialità organizzativa ed economica. Da tempo egli manifestava in campo religioso una tendenza ad un monoteismo solare, e fu per accontentare sia i seguaci del culto del sole che i cristiani presenti nell'esercito, che, prima della battaglia di ponte Milvio, fece porre sugli scudi il segno del Sole unito al monogramma di Cristo. Al termine delle varie guerre restavano al potere Costantino in occidente e Licinio in oriente. Mentre Costantino si avvicinava sempre più ad un monoteismo cristianeggiante, Licinio prese a combattere la chiesa, dando all'avversario il pretesto per intervenire in sua difesa. Dal decisivo scontro tra i due, scoppiato nel 324, uscì vincitore Costantino. Egli trasferì la capitale da Roma a Bisanzio, ribattezzata Costantinopoli, riformò il sistema monetario con l'introduzione di una moneta aurea, il solidus, e, da laico, intervenne in tutte le controversie teologiche tra cristiani; fu battezzato da un ariano solo in punto di morte, nel 337.

mercoledì 9 settembre 2020

i lari e il genius

 A Pompei, questi Lari accompagnano spesso il Genius, nella figura di un uomo in toga: cosi è evocato, in modo appena passabile, il “dèmone personale” del padrone di casa, che nasce e muore con lui, e rappresenta per cosi dire la coscienza divina che un vivo ha di se stesso. La grande festa del Genius è il giorno del compleanno del paterfamilias.

Ma originariamente il Genius è ben altro: principio di fecondità genetica, come indica il nome, che garantisce mediante l’individuo a cui è legato il perpetuarsi delle generazioni. Si coglie ancora questo valore, completamente offuscato, in aneddoti come quello di Sempronio, padre dei Gracchi. Un giorno fu catturata in casa sua una coppia di serpenti (si credeva che il Genius talvolta apparisse sotto questa forma); l’augure prescrisse di ucciderne uno, aggiungendo che la morte del maschio avrebbe causato quella di Sempronio, quella della femmina la morte della moglie; e Sempronio volle che sopravvivesse la moglie, la cui giovinezza prometteva altre maternità. Si diceva anche (ma qui è evidente il ricordo greco di Alessandro Magno) che un serpente avesse procreato Scipione l’Africano. Al Genio era consacrato il letto nuziale (lectus genialis). E quando, con progresso senza dubbio tardo, si volle assicurare alla donna una protezione analoga a quella che il Genius assicurava all’uomo, le si mise a fianco una Giunone individuale: bizzarra moltiplicazione della dea, del matrimonio e del parto (Iuno Lucina).

Dalla porta alla scopa che puliva intorno al focolare, al pestello che frantumava il grano, la casa aveva molti altri “dèmoni” familiari, appena sentiti, indubbiamente, tranne quando un rito ancestrale li mobilitava o un incidente tecnico richiedeva il loro aiuto. Al focolare, ai Penati, ai Lari, al Genio, si rivolgeva invece un culto regolare, completo, chiuso per cosi dire, con i suoi umili strumenti, la patera, la saliera, la scatola dei profumi, l’ampolla;

 

Jean Bayet, la religione romana – storia, politica e psicologia, Bollati boringhieri, Torino, 1992, pagina71

mercoledì 2 settembre 2020

antichi culti persistenti

 Paradossalmente, nel mondo nuovo essa sopravvisse a se stessa nei suoi caratteri più latini; i più umili e più materiali come i più astratti.

È appassionante ritrovare nelle feste e nelle usanze cristiane il calendario e perfino le tradizioni pagane: non soltanto i nomi divini, persistenti, dei mesi e dei giorni della settimana, ma anche le date solari di Natale e dell’Epifania, con in mezzo la trasposizione dei Saturnali; gli Ambarvalia, i Robigalia e forse gli Amburbia nella processione delle Rogazioni, nelle litanie maggiori della festa di san Marco, nella festa della Purificazione: i ricordi incoscienti dei culti della casa e del focolare nei gesti rustici di ieri; le pratiche degli onori d’oltretomba, fiori, palme e corone; talvolta, nelle campagne, anche quella dei pasti funebri, certo interamente desacralizzati, ma praticati ancora con ingenua docilità sulle loro tombe dai cristiani dell’Africa alla fine del quarto secolo; forse perfino le libae dei Liberalia nelle “frittelle” di san Giuseppe in Italia... Senza parlare dei particolari delle leggende dei santi, né di tutto ciò che conservano del paganesimo (talvolta con sfumature provinciali antiche) la scultura medioevale e il folclore. Dopo gli studi di F. Dalger, la ricerca di queste sopravvivenze, che dànno una misura della prolungata eco e, più spesso, della popolarità o della profonda infiltrazione degli antichi culti, è sempre feconda. 

Jan Bayet, la religione romana