Veduta dalla parte superiore delle Terme di Tito
lunedì 17 agosto 2009
Canne: le antiche terme tra le erbacce
Canne: le antiche terme tra le erbacce
Nino Vinella*
15/04/2006 La Gazzetta del Mezzogiorno
Settimana della Cultura. Lanciamo l'idea: con le altre bellezze dell'area archeologica, ci sono da vedere le antiche terme romane fra gli ulivi di Canne della Battaglia ai piedi della collina di San Mercurio. Un bel biglietto d'invito. Ma non avevamo fatto i conti con quegli scavi (costati denaro pubblico di provenienza comunale dal bilancio 2001) completamente ricoperti da erbacce ed altri rifiuti, compreso il terriccio di riporto che la mano (pietosa) della Soprintendenza ci ha steso su per coprire i teloni di plastica destinati a ?difendere? gli importanti ritrovamenti appena un anno fa decantati in affollate conferenze e visite guidate! Di cosa stiamo parlando esattamente, signori? Lo leggiamo dal testo ufficiale stampato e diffuso in un coloratissimo ma già introvabile dépliant bilingue italiano ed inglese: «In prossimità della stazione ferroviaria di Canne della Battaglia è conservata un'ampia cisterna quadrangolare con rivestimento in laterizio collegata ad una vasca e ad un ampio sistema idrico. La struttura, scavata dal prof. Michele Gervasio nella prima campagna di scavo sulle colline cannensi alla fine degli ani Trenta del secolo scorso, vene identificata come sepolcro monumentale di età romana e inserita nei circuiti turistici del territorio cannense come monumento alla memoria del console romano Paolo Emilio, caduto sul campo di battaglia nel 216 avanti Cristo. In realtà soltanto ora, a seguito di recentissime indagini, è possibile una lettura più corretta della funzione dell'impianto. E' stata, infatti, avviata da parte della Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, una campagna di scavo sulla collina che ha interessato un impianto termale relativo al settore del calidarium con ipocausti e prefurni per il riscaldamento». «Le strutture pavimentali - si sottolinea ancora nel dépliant - sono a mosaico con tassellato in bianco e nero. L'edificio, probabilmente parte del complesso residenziale di una villa di notevole pregio, si data ai primi secoli dell'età imperiale. In epoca tardoantica gli ambienti furono ristrutturati e vi si impiantò un sepolcreto. In età bizantino-normanna, sulla collina fu costruito un piccolo monastero retto da una badessa». Un sito bellissimo ed affascinante, dunque, capace di raccontare quel pezzo di storia tuttora mancante su Canne della Battaglia in epoca romana post-annibalica, immerso nel verde di uliveti e vigneti freschi freschi di esproprio del Comune pagato con parte dei soldi del famoso finanziamento da un milione di euro girato dalla Regione a Barletta, tuttora in attesa che venga bandita la gara di appalto su scala europea ma che nel frattempo rischia di fare la stessa identica fine dell'altro fondo in località Antenisi, con accesso dalla provinciale 142 dietro i Sepolcreti, che il Comune acquistò e recintò nel 1983 (con tombe a grotticella del III-IV secolo avanti Cristo) per poi abbandonarlo anch'esso ad erbacce e rifiuti vari. Amici miei, non disperiamoci! Anzi, proprio per queste ragioni vi rinnoviamo ancora più caldamente l'invito di venire in treno a Canne della Battaglia perché quelle terme sono lì a due passi. Sarà una visita davvero ?istruttiva?, fosse solo per considerare come vanno le cose nei beni culturali e su cospicue risorse finanziarie ad essi destinate, specie poi quando questi soldi pubblici ancora ci arrivano in tempi di tagli alla Cultura. Vi aiutiamo con le due fotografie di corredo a questo articolo, la prima del 2004 con gli scavi eseguiti e poi ricoperti (che purtroppo non vedrete ma dovrete limitarvi ad immaginare), come mostra la seconda immagine scattata pochi giorni fa dalla stessa angolazione con tanto di erbacce a gogò.
Nino Vinella* presidente Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia www.comitatoprocanne.com
Nino Vinella*
15/04/2006 La Gazzetta del Mezzogiorno
Settimana della Cultura. Lanciamo l'idea: con le altre bellezze dell'area archeologica, ci sono da vedere le antiche terme romane fra gli ulivi di Canne della Battaglia ai piedi della collina di San Mercurio. Un bel biglietto d'invito. Ma non avevamo fatto i conti con quegli scavi (costati denaro pubblico di provenienza comunale dal bilancio 2001) completamente ricoperti da erbacce ed altri rifiuti, compreso il terriccio di riporto che la mano (pietosa) della Soprintendenza ci ha steso su per coprire i teloni di plastica destinati a ?difendere? gli importanti ritrovamenti appena un anno fa decantati in affollate conferenze e visite guidate! Di cosa stiamo parlando esattamente, signori? Lo leggiamo dal testo ufficiale stampato e diffuso in un coloratissimo ma già introvabile dépliant bilingue italiano ed inglese: «In prossimità della stazione ferroviaria di Canne della Battaglia è conservata un'ampia cisterna quadrangolare con rivestimento in laterizio collegata ad una vasca e ad un ampio sistema idrico. La struttura, scavata dal prof. Michele Gervasio nella prima campagna di scavo sulle colline cannensi alla fine degli ani Trenta del secolo scorso, vene identificata come sepolcro monumentale di età romana e inserita nei circuiti turistici del territorio cannense come monumento alla memoria del console romano Paolo Emilio, caduto sul campo di battaglia nel 216 avanti Cristo. In realtà soltanto ora, a seguito di recentissime indagini, è possibile una lettura più corretta della funzione dell'impianto. E' stata, infatti, avviata da parte della Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, una campagna di scavo sulla collina che ha interessato un impianto termale relativo al settore del calidarium con ipocausti e prefurni per il riscaldamento». «Le strutture pavimentali - si sottolinea ancora nel dépliant - sono a mosaico con tassellato in bianco e nero. L'edificio, probabilmente parte del complesso residenziale di una villa di notevole pregio, si data ai primi secoli dell'età imperiale. In epoca tardoantica gli ambienti furono ristrutturati e vi si impiantò un sepolcreto. In età bizantino-normanna, sulla collina fu costruito un piccolo monastero retto da una badessa». Un sito bellissimo ed affascinante, dunque, capace di raccontare quel pezzo di storia tuttora mancante su Canne della Battaglia in epoca romana post-annibalica, immerso nel verde di uliveti e vigneti freschi freschi di esproprio del Comune pagato con parte dei soldi del famoso finanziamento da un milione di euro girato dalla Regione a Barletta, tuttora in attesa che venga bandita la gara di appalto su scala europea ma che nel frattempo rischia di fare la stessa identica fine dell'altro fondo in località Antenisi, con accesso dalla provinciale 142 dietro i Sepolcreti, che il Comune acquistò e recintò nel 1983 (con tombe a grotticella del III-IV secolo avanti Cristo) per poi abbandonarlo anch'esso ad erbacce e rifiuti vari. Amici miei, non disperiamoci! Anzi, proprio per queste ragioni vi rinnoviamo ancora più caldamente l'invito di venire in treno a Canne della Battaglia perché quelle terme sono lì a due passi. Sarà una visita davvero ?istruttiva?, fosse solo per considerare come vanno le cose nei beni culturali e su cospicue risorse finanziarie ad essi destinate, specie poi quando questi soldi pubblici ancora ci arrivano in tempi di tagli alla Cultura. Vi aiutiamo con le due fotografie di corredo a questo articolo, la prima del 2004 con gli scavi eseguiti e poi ricoperti (che purtroppo non vedrete ma dovrete limitarvi ad immaginare), come mostra la seconda immagine scattata pochi giorni fa dalla stessa angolazione con tanto di erbacce a gogò.
Nino Vinella* presidente Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia www.comitatoprocanne.com
La pace di marmo del divino Augusto
La pace di marmo del divino Augusto
il manifesto, 21/04/2006
«Quando tornai a Roma dalla Spagna e dalla Gallia... compiute felicemente le imprese in quelle province, il Senato decretò che per il mio ritorno si dovesse consacrare l'ara della Pace Augustea presso il Campo Marzio e dispose che in essa i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali celebrassero un sacrificio annuale» (Res gestae divi Augusti 12,2). E così fu. La costruzione dell'Ara Pacis fu votata dal Senato romano nel 13 a.C. ma la dedicatio del monumento fu celebrata il 30 gennaio del 9 a.C: il completamento dell'opera richiese dunque tre anni e mezzo. Il tempo necessario per realizzare la ricca e complessa decorazione - affidata probabilmente a scultori neoattici attivi a Roma nel I secolo a.C. - che corre sia sui lati esterni che su quelli interni del monumento e che rappresenta uno dei capolavori della scultura classica. L'Ara Pacis -che rappresenta una delle più alte espressioni dell'arte augustea -, è costituita da un recinto che contiene l'altare dove venivano compiuti i sacrifici. Sorgeva lungo la via Flaminia, alla distanza esatta di un miglio dal pomerium, limite oltre il quale decadevano i poteri militari del magistrato. Il suo declino ebbe inizio nel II secolo d.C, quando i lavori effettuati nel Campo Marzio dagli Antonini ne determinarono il progressivo, inesorabile interramento.
Il ritrovamento dell'Ara Pacis avviene per tappe, lungo un arco di tempo che abbraccia quasi quattro secoli. Nel 1568, sotto palazzo Peretti, furono ritrovati nove grandi blocchi di marmo scolpiti su entrambi i lati che furono acquistati per conto del Granduca di Toscana e quindi trasferiti a Firenze, dopo essere stati segati nel senso dello spessore per facilitarne il trasporto e l'esposizione. Un grande frammento figurato «emigrò» al museo del Louvre, dove si trova tuttora; un secondo ai Musei Vaticani. Quasi tutte le parti decorate a festoni, invece, furono murate nella facciata di Villa Medici al Pincio, dove sono ancora oggi. Durante i lavori di consolidamento del palazzo (divenuto nel frattempo proprietà del duca di Fiano), a partire dal 1859, furono ritrovati il basamento dell'altare e numerosi altri frammenti che nel 1898 furono ceduti dal duca al Museo Nazionale Romano. Nel 1896 Eugen Petersen avanzò una ipotesi di ricostruzione e nel 1903 presentò allo Stato italiano un progetto per il recupero di tutti i frammenti rimasti a palazzo Peretti-Fiano. Ma la presenza di acqua e l'instabilità
del palazzo bloccarono ogni iniziativa.
Si giunge cosi al .1937. In vista del bimillenario della nascita di Augusto, il Consiglio dei ministri del regime fascista decretò il recupero e la ricostruzione dei frammenti che compongono l'Ara, all'epoca interrata a più di sette metri sotto la sede stradale. La ricomposizione fu affidata a Giuseppe Moretti: le lastre fiorentine furono recuperate e ricomposte e si eseguirono i calchi dei frammenti del Louvre, di Villa Medici e dei Musei
Vaticani. Nel 1938 iniziarono i lavori per la costruzione della teca di vetro e cemento dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo che dovrà contenere l'Ara.
Per la ricostruzione e la nuova collocazione dell'Ara Pacis, Mussolini diede ampio mandato al ministero per l'educazione nazionale. La scelta cadde sull'area prospiciente il Mausoleo di Augusto, i cui scavi erano appena terminati, per farne un centro di memorie augustee. Ragioni di propaganda politica, dunque, per confezionare un «cuore» storico-mitologico della città moderna e del moderno impero in genealogia con la Roma antica. Si decise quindi di edificare un padiglione di protezione che fu ultimato nel settembre 1938.
E si arriva al 1995. L'allora sindaco di Roma, Francesco Rutelli, incarica l'architetto newyorchese Richard Meier di ideare una nuova musealizzazione in grado di integrarsi anche
con la vicina piazza Augusto Imperatore. Lo smantellamento della teca di Morpurgo e il nuovo progetto suscitano accese polemiche (di Vittorio Sgarbi, Giorgio Muratore, Federico Zeri...)- Nonostante il microclima interno al vecchio padiglione, con brusche variazioni di temperatura e di umidità, avesse causato non pochi problemi alla conservazione del monumento messo ulteriormente alla prova da altri fattori che certo non erano stati contemplati nel '38: l'inquinamento e il traffico. Il progetto di Meier prevede un livello di temperatura e di umidità costante e l'eliminazione di tutti gli agenti inquinanti, incluso il rumore. E i materiali proposti sono gli stessi suggeriti nel '37 da Morpurgo: travertino, stucco, vetro e acciaio. Nel 1998 il Consiglio comunale approva il progetto di Meier con alcurie modifiche al disegno originale, come l'eliminazione del muro che rischiava di oscurare le facciate delle chiese di San Rocco e di San Girolamo. Nel 2000 si avviano i lavori di costruzione che si allungheranno, tra polemiche, verifiche e stop, fino a oggi.
il manifesto, 21/04/2006
«Quando tornai a Roma dalla Spagna e dalla Gallia... compiute felicemente le imprese in quelle province, il Senato decretò che per il mio ritorno si dovesse consacrare l'ara della Pace Augustea presso il Campo Marzio e dispose che in essa i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali celebrassero un sacrificio annuale» (Res gestae divi Augusti 12,2). E così fu. La costruzione dell'Ara Pacis fu votata dal Senato romano nel 13 a.C. ma la dedicatio del monumento fu celebrata il 30 gennaio del 9 a.C: il completamento dell'opera richiese dunque tre anni e mezzo. Il tempo necessario per realizzare la ricca e complessa decorazione - affidata probabilmente a scultori neoattici attivi a Roma nel I secolo a.C. - che corre sia sui lati esterni che su quelli interni del monumento e che rappresenta uno dei capolavori della scultura classica. L'Ara Pacis -che rappresenta una delle più alte espressioni dell'arte augustea -, è costituita da un recinto che contiene l'altare dove venivano compiuti i sacrifici. Sorgeva lungo la via Flaminia, alla distanza esatta di un miglio dal pomerium, limite oltre il quale decadevano i poteri militari del magistrato. Il suo declino ebbe inizio nel II secolo d.C, quando i lavori effettuati nel Campo Marzio dagli Antonini ne determinarono il progressivo, inesorabile interramento.
Il ritrovamento dell'Ara Pacis avviene per tappe, lungo un arco di tempo che abbraccia quasi quattro secoli. Nel 1568, sotto palazzo Peretti, furono ritrovati nove grandi blocchi di marmo scolpiti su entrambi i lati che furono acquistati per conto del Granduca di Toscana e quindi trasferiti a Firenze, dopo essere stati segati nel senso dello spessore per facilitarne il trasporto e l'esposizione. Un grande frammento figurato «emigrò» al museo del Louvre, dove si trova tuttora; un secondo ai Musei Vaticani. Quasi tutte le parti decorate a festoni, invece, furono murate nella facciata di Villa Medici al Pincio, dove sono ancora oggi. Durante i lavori di consolidamento del palazzo (divenuto nel frattempo proprietà del duca di Fiano), a partire dal 1859, furono ritrovati il basamento dell'altare e numerosi altri frammenti che nel 1898 furono ceduti dal duca al Museo Nazionale Romano. Nel 1896 Eugen Petersen avanzò una ipotesi di ricostruzione e nel 1903 presentò allo Stato italiano un progetto per il recupero di tutti i frammenti rimasti a palazzo Peretti-Fiano. Ma la presenza di acqua e l'instabilità
del palazzo bloccarono ogni iniziativa.
Si giunge cosi al .1937. In vista del bimillenario della nascita di Augusto, il Consiglio dei ministri del regime fascista decretò il recupero e la ricostruzione dei frammenti che compongono l'Ara, all'epoca interrata a più di sette metri sotto la sede stradale. La ricomposizione fu affidata a Giuseppe Moretti: le lastre fiorentine furono recuperate e ricomposte e si eseguirono i calchi dei frammenti del Louvre, di Villa Medici e dei Musei
Vaticani. Nel 1938 iniziarono i lavori per la costruzione della teca di vetro e cemento dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo che dovrà contenere l'Ara.
Per la ricostruzione e la nuova collocazione dell'Ara Pacis, Mussolini diede ampio mandato al ministero per l'educazione nazionale. La scelta cadde sull'area prospiciente il Mausoleo di Augusto, i cui scavi erano appena terminati, per farne un centro di memorie augustee. Ragioni di propaganda politica, dunque, per confezionare un «cuore» storico-mitologico della città moderna e del moderno impero in genealogia con la Roma antica. Si decise quindi di edificare un padiglione di protezione che fu ultimato nel settembre 1938.
E si arriva al 1995. L'allora sindaco di Roma, Francesco Rutelli, incarica l'architetto newyorchese Richard Meier di ideare una nuova musealizzazione in grado di integrarsi anche
con la vicina piazza Augusto Imperatore. Lo smantellamento della teca di Morpurgo e il nuovo progetto suscitano accese polemiche (di Vittorio Sgarbi, Giorgio Muratore, Federico Zeri...)- Nonostante il microclima interno al vecchio padiglione, con brusche variazioni di temperatura e di umidità, avesse causato non pochi problemi alla conservazione del monumento messo ulteriormente alla prova da altri fattori che certo non erano stati contemplati nel '38: l'inquinamento e il traffico. Il progetto di Meier prevede un livello di temperatura e di umidità costante e l'eliminazione di tutti gli agenti inquinanti, incluso il rumore. E i materiali proposti sono gli stessi suggeriti nel '37 da Morpurgo: travertino, stucco, vetro e acciaio. Nel 1998 il Consiglio comunale approva il progetto di Meier con alcurie modifiche al disegno originale, come l'eliminazione del muro che rischiava di oscurare le facciate delle chiese di San Rocco e di San Girolamo. Nel 2000 si avviano i lavori di costruzione che si allungheranno, tra polemiche, verifiche e stop, fino a oggi.
Cinema Trevi, visita sotterranea ai condomini di età neroniana
Cinema Trevi, visita sotterranea ai condomini di età neroniana
CHIARA RIGHETTI
LUNEDÌ, 17 AGOSTO 2009 LA REPUBBLICA, Roma
Roma in scena
Un percorso guidato in notturna nei due caseggiati scoperti sotto la sala: furono costruiti dopo il grande incendio di Roma
Un tuffo nel passato, dal caos della città moderna a un quartiere popolare di età neroniana. La rassegna "Roma in scena" propone un percorso che inizia a pochi passi da fontana di Trevi per addentrarsi nel ventre antico della capitale: la visita guidata al sito archeologico "insula di San Vincenzo" (prenotazione obbligatoria, partenza alle 20). I resti, scoperti durante i lavori all´ex cinema Trevi, appartengono a un caseggiato di un quartiere sul lato est dell´antica via Lata (oggi via del Corso).
Il cinema Trevi dal 2003 è gestito dalla Cineteca nazionale, che lo utilizza per offrire al pubblico pellicole d´archivio. Durante gli scavi, fra ‘99 e 2001, sotto la sala sono stati rinvenuti due edifici, la cui costruzione sarebbe poco successiva all´incendio di Roma del 64 dopo Cristo. Quello più a nord è un caseggiato (insula) di almeno tre piani, con botteghe a pianterreno; nel IV secolo, fu trasformato in una domus di cui restano rivestimenti marmorei e un mosaico pavimentale. Notevole anche il secondo edificio, formato da grandi ambienti con volta a botte; in età adrianea fu modificato per ospitare una cisterna.
"Roma in scena", fino al 12 settembre, propone visite guidate a 23 siti archeologici, dall´Ara Pacis alla Piramide passando per la Centrale Montemartini e il museo Barracco.
CHIARA RIGHETTI
LUNEDÌ, 17 AGOSTO 2009 LA REPUBBLICA, Roma
Roma in scena
Un percorso guidato in notturna nei due caseggiati scoperti sotto la sala: furono costruiti dopo il grande incendio di Roma
Un tuffo nel passato, dal caos della città moderna a un quartiere popolare di età neroniana. La rassegna "Roma in scena" propone un percorso che inizia a pochi passi da fontana di Trevi per addentrarsi nel ventre antico della capitale: la visita guidata al sito archeologico "insula di San Vincenzo" (prenotazione obbligatoria, partenza alle 20). I resti, scoperti durante i lavori all´ex cinema Trevi, appartengono a un caseggiato di un quartiere sul lato est dell´antica via Lata (oggi via del Corso).
Il cinema Trevi dal 2003 è gestito dalla Cineteca nazionale, che lo utilizza per offrire al pubblico pellicole d´archivio. Durante gli scavi, fra ‘99 e 2001, sotto la sala sono stati rinvenuti due edifici, la cui costruzione sarebbe poco successiva all´incendio di Roma del 64 dopo Cristo. Quello più a nord è un caseggiato (insula) di almeno tre piani, con botteghe a pianterreno; nel IV secolo, fu trasformato in una domus di cui restano rivestimenti marmorei e un mosaico pavimentale. Notevole anche il secondo edificio, formato da grandi ambienti con volta a botte; in età adrianea fu modificato per ospitare una cisterna.
"Roma in scena", fino al 12 settembre, propone visite guidate a 23 siti archeologici, dall´Ara Pacis alla Piramide passando per la Centrale Montemartini e il museo Barracco.
venerdì 14 agosto 2009
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